Bitcoin sta morendo

Quella che doveva essere la moneta del futuro, libera, universale e slegata dai classici sistemi finanziari, sembra aver intrapreso la strada del tramonto. Una crisi improvvisa, forse annunciata, è esplosa nel circuito della valuta elettronica più controversa di sempre e le ragioni del suo probabile declino sono riconducibili direttamente ai fondamenti stessi di Bitcoin. Almeno secondo uno dei suoi sviluppatori più importanti.

È infatti Mike Hearn, ex ingegnere Google, a lanciare l’allarme: noto come uno dei maggiori esponenti di Bitcoin – contribuendo al progetto per 5 anni come sviluppatore a tempo pieno – ha deciso di farsi da parte e dichiarare con un lungo post su Medium che la moneta virtuale sta fallendo.

A dire il vero, è lo stesso Hearn a precisare più volte in passato che il suo concetto di Bitcoin era quello di un esperimento dal futuro incerto, al quale partecipare con molta cautela, senza mai investire più di quello che si potesse accettare di perdere. Ma come è possibile che un progetto tanto intraprendente e tanto innovativo possa già essere in declino?

Le motivazioni sono diverse, ma quello che sorprende maggiormente è che sono figlie dei capisaldi stessi di Bitcoin: decentralizzazione, immunità da qualsiasi governo o controllo oligarchico, svincolo dai sistemi finanziari tradizionali e sistema completamente virtuale.

Senza entrare in tecnicismi, tutto nasce dall’incapacità strutturale di Bitcoin nel gestire il sempre più elevato numero di transazioni in tempo reale: a causa dei limiti dei singoli blocchi che si occupano del trasferimento di denaro, ogni secondo è possibile portare a termine appena 3 transazioni a fronte, ad esempio, degli oltre 20.000 che il circuito VISA è in grado di digerire senza problemi nello stesso arco di tempo. La conseguenza è chiara: ogni invio di Bitcoin viene messo in coda, con attese che possono variare da pochi minuti fino a diverse ore. Ed è chiaro che in una società economica moderna e ultra veloce come la nostra questo è un limite non indifferente.

Questa coda sempre più affollata non trova beneficio anche dal fatto che la maggior parte dei blocchi sono gestiti da computer situati in Cina, il cui rigido sistema di censura che applica un vero e proprio firewall a tutta la rete porta allo smarrimento di tantissimi dati relativi a questi blocchi in uscita dal paese e al rallentamento dei processi di trasferimento. In aggiunta, l’incapacità di sfruttare al massimo la capienza di questi “mattoncini” virtuali – 1 megabyte di cui vengono sfruttati al massimo 700 Kb – non aiuta ad ottimizzare gli spazi necessari ad accumulare i dati relativi alle transazioni.

Un’altra conseguenza di questo sovraffollamento di operazioni è l’incapacità di calcolare correttamente le tariffe relative ad ogni singola transazione, che variano continuamente. Bitcoin ha quindi deciso di abilitare una nuova opzione per gli utenti che permetta loro di modificare in un qualsiasi momento i dati del trasferimento di denaro, fondamentalmente per ricalcolare correttamente le tariffe. Questo però permette anche agli utenti di invertire l’invio di Bitcoin, in sostanza di rimborsarsi automaticamente: immaginate di entrare in un negozio, pagare e appena usciti dalla porta rimborsarsi l’importo speso in un click, tenendo però l’oggetto acquistato. Una truffa legalizzata. Come si può avere fiducia in un sistema del genere?

Alcuni sviluppatori, tra cui Hearn, si sono dunque messi al lavoro per trovare una soluzione, creando “Bitcoin XT“, un nuovo codice che prevedesse una maggiore capacità di elaborazione per ogni blocco (8 megabyte contro 1), capace di accelerare notevolmente le operazioni di smaltimento della coda, anche se ancora ben lontani dalle velocità dei classici circuiti di carte di credito, e di prepararsi al futuro.

Incredibilmente però il nuovo codice è stato duramente attaccato da una parte della community, evidentemente decisa a mantenere il controllo sull’attuale sistema e spaventata dall’eventualità di perdere potere a causa di un ulteriore decentralizzazione dell’intero Bitcoin, conseguenza (ovviamente positiva) dell’introduzione della versione XT. In realtà più che parte di community occorre parlare di pochi utenti che tengono ben salde le redini del carrozzone: basti pensare che la maggior parte dei miners che gestiscono la catena dei blocchi sono cinesi e solo due di loro detengono il 50% della potenza dell’intero sistema. In generale, sono meno di 10 le persone in totale a comandare.

A conti fatti, Bitcoin non è quindi il progetto libero dalle pressioni di capi e governi in cui sempre più utenti iniziavano a credere, rivelandosi un sistema in mano a pochi che, come sempre, sono terrorizzati dal cambiamento che potrebbe minare il loro potere. I detrattori di Bitcoin XT, si sono ben presto presi la briga di scatenare attacchi DDoS dalle proporzioni considerevoli nei confronti dei fautori del nuovo codice, scoraggiandoli definitivamente nel continuare in quella direzione.

Una vera e propria guerra civile virtuale, le cui conseguenze potrebbero essere drammatiche: se Bitcoin non sarà in grado di adeguarsi alle necessità della rete potrebbe presto fallire definitivamente, trascinandosi dietro tutto quello investito dagli utenti. Senza considerare che il valore sempre crescente della moneta virtuale potrebbe precipitare, bruciando in un attimo i risparmi investiti dalle persone, reali. Ad esempio, subito dopo le dichiarazioni dell’ex-Google il valore dei Bitcoin è sceso del 10%.

Ora come ora ci troviamo dunque di fronte ad un sistema ad alto rischio di speculazioni, con un futuro più che incerto, il cui valore oscilla freneticamente e pericolosamente vicino al collasso. Senza una guida consapevole e coscienziosa la vita di Bitcoin potrebbe essere molto breve. Ma forse una crisi di questo tipo è proprio quello che serve alla moneta virtuale per risollevarsi e imboccare la strada giusta. Purtroppo, però, in questi casi tocca sempre fare affidamento al buon senso delle persone coinvolte per sperare in un cambiamento. E spesso accade troppo tardi.

Se volete approfondire l’argomento, qui trovate l’interessantissimo post originale di Mike Hearn.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Abits.it