Secondo me fanno apposta

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Non lo so, non sono un esperto di politica, ma come la maggior parte degli italiani credo di averla capita, almeno una cosa: quelli del PD sono fuori come dei balconi. Voglio dire, le soluzioni ovvie erano lì, a portata di mano. E invece niente, testoni come il peggiore dei muli, dritti con le loro assurde fisse, contribuendo con l’ennesima spallata ad avvicinare sempre di più il nostro caro Bel Paese al baratro.

È un po’ di tempo che non mi rispecchio più in un partito politico e, sinceramente, nemmeno da una parte o l’altra, più in generale (lo preciso, prima che qualche giornalista da strapazzo si diverta a gettare fango sul mio nome per vendere due cazzo di copie di un quotidiano provincialotto). Eppure, tra il solito Silvio che ormai non sorprende più e il paradosso di un vero comico in parlamento, chi si è fregiato del titolo di fenomeno da baraccone a questa tornata di eventi politici è senza dubbio il Partito Democratico. O Ulivo. O Margherita. Chiamatelo come volete.

Eppure sembrava facile. E non mi riferisco solo alle scelte che si sarebbero potute effettuare relativamente ai nomi da candidare al Colle, mi riferisco a tutte le mosse di Bersani & Co. fin da prima delle elezioni, alle primarie. Lo scenario è questo: la sinistra italiana si trova nella condizione di poter mandare in pensione Berlusconi una volta per tutte, reduce dal passaggio di consegne al poi rivelatosi scriteriato Monti e mai così in basso nelle preferenze degli elettori da almeno un decennio a questa parte. Il governo tecnico ha fatto il suo corso ed è pronto a lasciare l’incarico, in vista delle elezioni. Con 2 dei 3 principali candidati alla vittoria finale fuori dai giochi, il PD sembra avere tutte le carte in regola per presentarsi come trionfatore indiscusso, forte di una probabile maggioranza inattaccabile, una manna dal cielo per italiani di destra e sinistra, checché se ne dica. Perché nella situazione di merda in cui ci trovavamo (e a quanto pare, ci troviamo ancora), l’unica speranza di salvezza per l’Italia era di avere finalmente un governo solido col quale provare a farsi strada verso l’uscita dalla crisi. Fosse stato di destra, sinistra, centro, sopra, sotto, avanti o indietro, un qualsiasi cazzo di governo non ricattabile dall’opposizione sarebbe stato positivo per tutti. Non c’è dubbio.

Primarie, dicevo. I nomi sono 2: Bersani e Renzi. Uno vuole continuare a basare la propria strategia politica sulla guerra totale nei confronti del berlusca, annunciando smacchiamenti di giaguari (???) e rassicurando gli italiani tutti di non essere lì per pettinare le bambole. L’altro vuole sbolognare dal partito tutti i rottami che si porta dietro da troppo tempo, che vuole proporre idee differenti, efficaci nell’immediato, anche innovative e che se ne sbatte di Berlusconi, perché è più importante pensare a come salvare il paese che cercare quotidianamente di sputtanare un puttaniere (scusate il gioco di parole). Il popolo del pidì sembra confuso. Abituati alle sterili iniziative dei loro capi gruppo nel corso degli ultimi 10, 20 anni, trovano Renzi troppo rivoluzionario. Sembra quasi uno di destra. Ovviamente sono in buona fede, non è colpa delle persone comuni se per troppo tempo sono state costrette a credere che l’unica via di salvezza fosse mandare in galera Berlusconi. Certo, quello sarebbe forse il suo posto, ma un Silvio dietro le sbarre non avrebbe ripagato il debito pubblico. E un giovane sindaco volenteroso che propone grossi cambiamenti in casa propria anziché in quella degli avversari non può che essere un traditore. A rincarare la dose ci pensano le vecchie glorie del partito, che iniziano una vera e propria campagna dissuasiva nei confronti dei sostenitori di Renzi. Bene, il primo atto del suicidio del PD è compiuto: gli elettori delle primarie decidono che è Bersani il personaggio giusto per risollevare io paese. E lo votano come candidato alle elezioni di governo.

Purtroppo però, Berlusconi ha ancora qualche asso nella manica e compie un vero e proprio miracolo, un capolavoro strategico, la migliore campagna elettorale della sua carriera. Gli ingredienti sono i soliti: qualche promessa difficile (impossibile?) da mantenere, un sorriso qui e uno là, qualche favore. E si rimette in gioco drasticamente, affrontando faccia a faccia chiunque gli si ponga davanti, senza vergogna, senza paura, a testa bassa. Emblematico lo scontro con Travaglio. Messo di fronte alla sua collezione di inchieste, condanne, zoccole e inciuci (parola che riprenderemo più avanti) parte al contrattacco, chiudendo di fatto uno scontro televisivo, sulla carta impossibile da portare a casa, a suo favore. Lo confermano anche le principali testate giornalistiche straniere, da sempre impietose nei confronti del Cav, che confermano la “vittoria”, almeno ai punti. È il momento chiave della sua campagna in rimonta, che gli frutterà il voto di tutti quegli italiani che hanno l’unica colpa di non aver capito, di averlo appoggiato, di avergli creduto, ancora. Portando all’incredibile risultato elettorale che tutti conosciamo. E sarebbe anche ora di capire una cosa: si può sapere chi cazzo l’ha votato??

Ma Pierluigi non crede nella sua rimonta, fa spallucce, resta a guardare, praticamente immobile, convinto ormai della vittoria che da tanto aspettava. A che serve dannarsi per una vera campagna elettorale quando si ha già vinto? Ma tra un lanciatissimo Silvio e una sinistra confusa e disorientata dai mal di pancia interni, esplode il MoVimento 5 Stelle.

Grillo è sempre stato lì, sgolandosi di piazza in piazza, attraversando tratti di mare a nuoto e reclutando chiunque ne avesse le palle piene della politica per come la conoscevamo. “È solo un comico, cosa vuoi che faccia?” dicevano. “Ma sì, lasciateli gridare, sono solo un piccolo ed innocuo movimento” dicevano. “Sono inesperti, non arriveranno da nessuna parte” dicevano.
C’è bisogno che ricordi come è andata a finire?

Ed è giusto che sia andata così. I grillini saranno sì inesperti, magari anche un po’ disorganizzati, ma sono la parte più viva degli elettori italiani. Quella stanca per davvero delle promesse di cambiamento che contano come l’indiano dei Black Eyed Peas. Quelle che non possono permettersi di mandare la loro vita a ‘fanculo per fare la rivoluzione, tenuti per le palle dai debiti e dai veri problemi quotidiani, ma che vogliono cambiare le cose. Forse non sanno neanche loro come, ma hanno capito che col metodo old-style al massimo ci guadagnamo l’ennesimo declassamento dalle fottute agenzie di rating, vere grandi artefici della crisi con le loro speculazioni appoggiate dalla cara Europa. Ma questa è un’altra storia..

Tornando al nostro povero Pierluigi, la situazione è tragicomica. Da una facile vittoria si trova davanti ad una probabile e dolorosa sconfitta. La maggioranza utile a governare serenamente è un sogno e nessuno sembra disposto ad appoggiare il PD. La destra di Berlusconi apre ad una sorta di accordo a breve termine, un patto di non belligeranza in cui ci si garantisce appoggio reciproco con l’obiettivo di portare a casa qualche riforma importante, prima di tornare al voto. Ovviamente la sinistra rifiuta di scendere a patti col nemico di sempre, forte della convinzione che presto o tardi il M5S decida di appoggiarla, credendo Grillo propenso ad ottenere un po’ di potere in parlamento. E invece non c’è trippa per gatti. I grillini incrociano le braccia. Non c’è spazio per le trattative, il MoVimento 5 Stelle è irremovibile: l’incertezza degli italiani emersa dai risultati delle elezioni è la prova che il popolo vuole tornare a votare.

Bersani non rinuncia, così vicino all’obiettivo di un’intera carriera, e si presenta al cospetto di Napolitano che, riluttante, gli affida l’incarico di Primo Ministro, con una condizione: serve valutare che possibilità ha il nuovo governo di ottenere la fiducia tra camera e senato. Partono le consultazioni, ma di fumate bianche si è vista solo quella in S. Pietro ultimamente.
La nuova idea è allora quella dei saggi: 10 illustri personaggi della nostra società messi lì perché si inventino qualcosa per tirarci fuori da questa imbarazzante situazione, col governo Bersani solo momentaneamente congelato, nell’attesa che si presentino le condizioni ideali per iniziare a gestire il paese.

Ed ecco l’imprevisto che non ti aspetti. O che, perlomeno, non pensi possa essere così determinante. Napolitano è arrivato a fine mandato e serve urgentemente un nuovo Presidente della Repubblica, indispensabile per la nuova nomina di Bersani a capo del governo una volta terminato il compito dei saggi. E siamo da capo, perché per una classica cazzata burocratica all’italiana tutto torna in stallo. Ma questo è solo il problema minore: c’è da mettersi d’accordo per eleggere un personaggio gradito a tutti i principali schieramenti. Ciao.

Mentre il movimento di Grillo cerca democraticamente di dare ascolto alla voce degli italiani per proporre un candidato degno di questo compito, PD e PDL sembrano aver “finalmente” deciso di fare la pace e di dare il là al più grande inciucio (rieccolo) mai visto nella politica italiana dalla nascita della seconda repubblica. Il nome è quello di Franco Marini. Bersani si sente talmente soddisfatto dell’accordo che, preso dalla foga di sedersi sulla poltrona del Premier, si dimentica di aver appena violentato tutti, TUTTI, gli elettori di sinistra, di essersi definitivamente venduto all’uomo che ha combattuto da una vita e di aver fatto inorridire una nazione, e anche di più. Si è però ricordato di abbracciare Alfano, come un vecchio amico, felice evidentemente di aver mandato a puttane il poco buon senso che gli rimaneva (se non avessi visto le immagini, non ci avrei creduto).

Come nel peggiore degli incubi però, Marini non raggiunge il quorum e non può essere eletto. Come colpito da una bomba atomica, il PD si disintegra, e con una mossa disperate volta nuovamente le spalle a Berlusconi e fa un nuovo nome: Prodi. Oltre ad aver fatto incazzare come un’ape Silvio, Bersani riesce quindi a perdere definitivamente la faccia anche coi suoi, mentre il MoVimento 5 Stelle ha scelto un candidato decisamente più idoneo, Rodotà, acclamato praticamente da tutti. Ma perché ascoltare gli italiani?

Infatti, anche Prodi non viene eletto. Bersani, e con lui il PD, hanno perso, malamente. Definitivamente. Pierluigi annuncia le dimissioni, iniziano a saltare anche altre teste nel partito. Eppure bastava poco. Si poteva dare un segnale forte, importante, cedendo il passo a Renzi magari, alle primarie o tornando subito al voto e candidando lui, o provando ad ascoltare i grillini, invece di scaricare la colpa della situazione italiana su di loro. Qualcuno deve farmi capire come può un neonato movimento arrivato terzo, non primo o secondo, terzo, ad essere responsabile del buio in cui brancola l’Italia. È una cazzo di scusa patetica ed insopportabile. Mangiano sulle nostre spalle da 60 anni e la colpa della crisi tricolore è di Grillo? Un vaffanculo se lo meritano tutto.

Ma restando sul tema delle scelte che Bersani e i suoi avrebbero potuto fare, perché non dare appoggio al M5S per la candidatura del nuovo Presidente della Repubblica? Sarebbe già stato eletto, avremmo risparmiato tempo prezioso, tutti sarebbero soddisfatti e, soprattutto, Bersani avrebbe fatto una figura splendida, con una decisione saggia, giusta, ampiamente condivisa, oltre che ottenere finalmente la fiducia al governo da parte di Grillo. E invece no. Suicidio completato, game over. Per noi, ovviamente, vittime sacrificali dei giochi di potere dei politici classici, vecchio stile. Perché, male che vada, Bersani se ne tornerà in Romagna in Porsche, e chi s’è visto s’è visto.. E noi qui a lottare con Equitalia e la dittatura nota anche come comunità europea.

Ma io mi rifiuto di credere che tutti questi siano solo errori di valutazione di un partito. Qui c’è la volontà di sbattersene di quello che serve davvero alla nostra cara patria. Il PD se l’è cercata. La spiegazione, assurda o no decidetelo voi, è che, secondo me, fanno apposta.

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